13/11/2008
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basta abbassare la testa!
determinatamente

23:23
Scritto da: tilliefulvia
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11/11/2008
ricordiamoci: l'imbecille è in ognuno di noi. Belli e giovani...
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it
06:50
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05/10/2008
face book social net work
18:26
Scritto da: tilliefulvia
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cuori che si amano
18:24
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30/09/2008
di-fusione di luce propria
15:37
Scritto da: tilliefulvia
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vivo finchè avrò voce
«Dovete indignarvi, c’è bisogno che vi indignate!», grida il fratello del magistrato ucciso 16 anni fa. «Qui dentro siete in tanti ad ascoltarmi, ma là fuori c’è un popolo senza memoria, un popolo di servi che ha il governo che si merita, e che la mafia l’ha portata direttamente al potere, per cui oggi la mafia non ha più bisogno del tritolo, i magistrati scomodi li fa rimuovere come nei casi De Magistris e Forleo. Ed io finché avrò vita non mi stancherò di denunciare la vergogna di questo nostro disgraziato paese!». «Dopo la strage di Capaci in cui fu fatta saltare un’autostrada per uccidere Falcone, Paolo sapeva bene di dover morire anche lui. Per questo, in quelle poche settimane intercorse tra i feroci omicidi dei due magistrati siciliani, mio fratello non faceva che lavorare febbrilmente dormendo solo poche ore al giorno. Si alzava alle 5 ("per rubare un paio d’ore al mondo", diceva), e quando usciva di casa i figli dormivano; quando poi tornava a notte fonda, i figli dormivano di nuovo. Non li vedeva mai, ed era meglio così: pensate che non faceva neppure le coccole alla figlioletta, di proposito, per rendere meno straziante per la bimba il momento del distacco definitivo. Lui lo sapeva che sarebbe stato ucciso. “Giovanni è la mia assicurazione sulla vita”, diceva, perché sapeva che prima sarebbe toccato a Falcone, ma adesso l’amico non c’era più, ed ora anche lui era condannato a morte. Ma anche qualcun altro lo sapeva, all’interno della politica e della magistratura. I suoi superiori erano al corrente che il tritolo era già arrivato in Sicilia, e forse sapevano anche a chi era destinato. C’è gente che dovrebbe morire dietro le sbarre per quello che ha fatto! E ci fu un colloquio tra Paolo e l’allora ministro Mancino, un colloquio che aveva innervosito moltissimo mio fratello. Be’, lo sapete? Mancino sostiene di non ricordarsi di quel colloquio, visto che al tempo riceveva... molti magistrati. Ma ci si può dimenticare di avere parlato con Borsellino dopo l’omicidio di Falcone? Ve lo dico io come sono andate le cose, non ho paura a dirlo: lo stato era sceso a patti con Cosa Nostra, ma Paolo Borsellino non ci stava, si è messo di traverso e “doveva” essere fatto fuori! In via D’Amelio, che è un budello (per uscire con la macchina bisogna fare marcia indietro), ci andava spessissimo, perché ci abitava nostra madre: quel 19 luglio Paolo, che era legatissimo alla mamma, doveva accompagnarla dal cardiologo. Ebbene, sono riusciti a dire che “non se l’aspettavano” un attentato proprio lì, non lo consideravano un luogo a rischio! E’ una vergogna. E un’altra vergogna è che nel luogo da cui è stato azionato il tritolo, operavano uomini dei servizi segreti sotto la copertura di un ufficio finanziario. Ecco perché non li prenderanno mai, ecco perché mio fratello non avrà giustizia, perché lo stato non potrà mai processare se stesso. E’ lo stato che ha ucciso mio fratello Paolo!». «Dopo l’uccisione di mio fratello, in Sicilia vivevamo in un clima febbrile e quasi di speranza. Se quell’omicidio fosse servito a scuotere le coscienze, come sembrava in un primo momento (con i politici locali e nazionale presi a calci e a sputi dalla gente inferocita), sarei stato pronto a ringraziare il Signore per avermi portato via mio fratello. Se il suo sacrificio fosse stato indispensabile per salvare la nostra terra dalla piovra mafiosa, lo avrei accettato serenamente. Ma Paolo l’hanno ucciso due volte! I suoi superiori, alcuni dei quali chiaramente implicati nel complotto politico-mafioso, sono stati promossi a incarichi importanti e di prestigio, i magistrati che continuano le indagini di Paolo vengono rimossi o ostacolati in mille maniere, la mafia non è sparita – come ha avuto l’impudenza di dire qualcuno – ma è andata direttamente al potere. E il popolo ha la memoria molto corta e labile. Instupidito dalla televisione, è un popolo di schiavi che è stato capace di votare Berlusconi e quell’accozzaglia che chiamano la destra, in cui ci sono tanti amici dei mafiosi o persone che li frequentavano, come lo stesso presidente del Consiglio e come il presidente del Senato Schifani, uno che adesso dice che non sapeva che erano mafiosi quelli che cui dialogava, ma in Sicilia lo sapevano tutti! E l’opposizione non esiste più; quella che si presenta in Parlamento come tale è guidata da un omuncolo che in campagna elettorale non l’ha nemmeno nominato, Berlusconi, per non attaccarlo! Ma come si fa! E la stampa è ormai tutta omologata, i giornali non si distinguono più uno dall’altro, hanno tutti gli stessi titoli. Se perfino Repubblica getta discredito sulla Forleo titolando: “Clementina in lacrime davanti al CSM”, mentre lei si era commossa quando le hanno chiesto dei genitori, probabilmente assassinati anche loro dalla criminalità organizzata, allora chi legge solo i titoli si fa un’idea della realtà completamente distorta, e questo significa che la stampa è stata completamente asservita». «E io finché avrò vita – conclude Salvatore Borsellino fra gli applausi vibranti di un pubblico partecipe ed emozionato – non smetterò mai di dire LA VERITA ’. Da ragazzo me ne andai dalla Sicilia, e quando Paolo scrisse che si pentiva di essere stato “indifferente” fino ai 40 anni, potete immaginare come mi sento io di fronte a queste parole [la voce gli si spezza, ndr]. Sono stato zitto per tanti anni anche dopo la morte di Paolo: non certo per indifferenza, ma per il dolore e poi la delusione di vedere come il sacrificio di mio fratello non fosse servito a nulla. Ma adesso non smetterò più di parlare: nelle scuole, nelle piazze, in aule come queste. Finché avrò voce. Finché saro vivo!».
07:00
Scritto da: tilliefulvia
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08/09/2008
DIFFUSORI
AL DI LA' DI CHI L'HA SCRITTA VORREI DIRE CHE TUTTI SONO UNITI PER NON FAR SAPERE, NON DIVULGARE, TENERCI ALL'OSCURO...NOI NON ABBIAMO 5 TV, NUMEROSI GIORNALI, IL GOVERNO...ABBIAMO LA RETE: CIO' CHE POSSIAMO FARE E' DIFFONDERE
Margherita Hack ha inviato la seguente lettera:
"A Micromega: lo scorso luglio ho mandato una lettera aperta a Napolitano a Corriere, Stampa, Repubblica, Unità e Piccolo di Trieste. Che io sappia nessuno l’ha pubblicata.
Lettera aperta al Presidente Napolitano
Caro Presidente,
ho sempre avuto grande stima per Lei e per la sua lunga militanza democratica. Perciò non capisco come abbia potuto firmare a tambur battente una legge indegna di un paese democratico come il lodo Alfano. Lei dice che la sua firma è stata meditata, e forse intendeva dire che lo considerava il male minore. Ma io, e come me molti italiani che hanno ancora la capacità di indignarsi di fronte alle violazioni della Costituzione da parte di una destra arrogante, non capiscono come sia possibile varare una legge apertamente incostituzionale. La Costituzione afferma che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, e quindi anche senza essere giuristi, non si capisce come quattro cittadini siano più eguali degli altri (e migliaia meno eguali, come i clandestini, che, se delinquono subiscono un aggravio di condanna). Scandalizza l’impudenza di Berlusconi, che appena varata la legge esclama: finalmente libero dalla persecuzione della magistratura. Non si configura in questa frase un oltraggio alla magistratura?
Per quanto ne so, Lei aveva trenta giorni di tempo per firmare, poi avrebbe potuto rimandare alle camere la legge per sospetta incostituzionalità, e solo dopo il secondo riesame avrebbe dovuto comunque firmarla.
Io credo che per amor di pace non si debba essere troppo acquiescenti con una destra antidemocratica. E’ già successo una volta, ottantasei anni fa."
Margherita Hack
(8 settembre 2008)
23:38
Scritto da: tilliefulvia
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14/08/2008
pubblico un'opinione di M.G. (detto Nanni)
...Penso che l'opposizione sia divisa a metà, o il letargo o l’autodistruzione. Ma trovo più grave che in Italia non ci sia un’opinione pubblica. Mi ripeto, ma non è colpa mia. Nel 1994 Previti, che oggi ha una condanna definitiva come corruttore di magistrati (e per chi se non per Berlusconi?) era designato a fare il ministro della Giustizia, bloccato però dal presidente Scalfaro, si accontentò poi della Difesa. Ora, la cosa è sempre quella: in ogni altro paese d’Europa, l'opinione pubblica avrebbe “punito ”il referente politico, che invece è stato ancora premiato. Non solo, gli viene permesso di continuare nel suo strapotere massmediale. Errore madornale della sinistra, non fare la legge sul conflitto d'interessi...

19:12
Scritto da: tilliefulvia
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13/08/2008
un mondo d'amore
Un mondo d'amore
C'è un grande prato verde
dove nascono speranze
che si chiamano cagnotti
Questo è il grande prato dell'amore.
Uno non tradirli mai, han fede in te
Due non li deludere, credono in te
Tre non farli piangere, vivono in te
Quattro non li abbandonare, ti mancheranno
Quando avrai le mani stanche tutto lascerai
per le cose belle ti ringrazieranno
piangeranno per gli errori tuoi
http://parma.repubblica.it/dettaglio-inviato?idarticolo=r...
19:00
Scritto da: tilliefulvia
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11/08/2008
se non ci fosse chi si fa in 4 per non spezzarsi in 2
Si è fatto processare per processare, intercettare per intercettare, trasferire per trasferire: alla fine qualcosa emerge!
GRAZIE
I 33 destinatari dell'avviso di conclusione delle indagini, cui sono contestati complessivamente trenta capi di imputazione, sono: Vincenzo Tufano, procuratore generale presso la Corte di appello di Potenza; Gaetano Bonomi, sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Potenza; Felicia Genovese, già sostituto procuratore presso la Dda di Potenza, ora giudice del Tribunale di Roma; Michele Cannizzaro, marito della Genovese, già direttore generale dell'Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza; Giuseppe Chieco, procuratore della Repubblica di Matera; Iside Granese, già presidente del tribunale di Matera; Attilio Caruso, già presidente della Banca popolare del Materano; Emilio Nicola Buccico, avvocato, già componente del Csm, attuale sindaco di Matera; Pietro Gentili, colonnello dei carabinieri, già responsabile della sezione di Pg dei carabinieri di Potenza, oggi consigliere di amministrazione di Marinagri; Vincenzo Vitale e Marco Vitale, titolari della struttura turistica Marinagri di Policoro; Filippo Bubbico, parlamentare, già presidente della Regione Basilicata; Arnaldo Mariotti, segretario particolare di Bubbico; Massimo Goti, in qualità di direttore generale del ministero dello Sviluppo economico; Vincenzo Barbieri, magistrato, oggi procuratore capo alla Procura di Avezzano; Luisa Fasano, dirigente della squadra Mobile di Potenza; Giuseppe Labriola, presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati di Matera; Vito De Filippo, presidente della Giunta regionale della Basilicata; Elisabetta Spitz, moglie di Marco Follini, dirigente generale dell'Agenzia del demanio di Roma; Nicolino Lopatriello, sindaco del Comune di Policoro; Nicola Montesano, presidente pro tempore del Consiglio comunale di Policoro; Felice Viceconte, dirigente del settore urbanistica del Comune di Policoro; Giuseppe Pepe, dirigente dell'Agenzia del demanio di Matera; Michele Vita, segretario generale dell'Autorità di bacino regionale della Basilicata; Claudia De Luca, sostituto procuratore presso il Tribunale di Potenza; Daniele Cenci, già giudice del Tribunale di Potenza; Vito Santarsiero, sindaco di Potenza; Vincenzo Mauro, già questore di Potenza; Biagio Costanzo, cancelliere al Tribunale di Lagonegro; Massimo Cetola, generale dell'Arma dei carabinieri; Emanuele Garelli, generale dell'Arma dei carabinieri; Nicola Improta, colonnello dell'Arma dei carabinieri; Pietro Giuseppe Polignano, tenente colonnello dell'Arma dei carabinieri.

di Redazione
martedì 15 luglio 2008
(ANSA) - CATANZARO, 14 LUG - Luigi De Magistris dovrà lasciare Catanzaro ed il suo posto di pubblico ministero. A mettere la parola fine su una vicenda che si trascina da mesi sono state le Sezioni Unite della Cassazione. I giudici hanno dichiarato inammissibili, perchè presentati fuori dai termini, i ricorsi di De Magistris e dal ministero della Giustizia, rendendo esecutiva la sentenza della Sezione disciplinare del Csm che aveva deciso, a gennaio, la sanzione della censura ed il trasferimento di sede e di funzioni per il magistrato. Trasferimento che, con ogni probabilità, avverrà concretamente a settembre. De Magistris ha voluto riflettere un pò prima di parlare, poi nel pomeriggio ha commentato con l'ANSA la vicenda: «sono orgoglioso e fiero di appartenere a quella magistratura che viene punita perchè fa il proprio dovere e porta ossequio alla costituzione repubblicana». A suo avviso, dichiarando l'inammissibilità dei ricorsi, la Cassazione non è voluta entrare nel merito di una vicenda «che pretendeva, per chi ha a cuore la giustizia, ben altro intervento giudiziario». Il magistrato ha usato anche il sarcasmo: «spero di potere ottenere copia del provvedimento in modo da incorniciarlo nel mio ufficio insieme alla sentenza del Csm, in modo da spiegare a tutti quelli che me lo chiederanno che esistono due magistrature: una che lavora con sacrificio ed abnegazione, che pratica l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e che non piega la schiena di fronte a niente; un'altra che punisce proprio quei magistrati che individuano le deviazioni criminali all'interno delle istituzioni, magistratura compresa, e che pagano un prezzo proprio per questo». Ma non è stato sarcastico, De Magistris, quando ha ribadito la sua determinazione, la sua volontà ed il suo coraggio «nel continuare a lavorare, anche da giudice, e nel contribuire ad individuare le collusioni, soprattutto interne alla magistratura, che contribuiscono, in Calabria e non solo, a consolidare le deviazioni criminali interne alle istituzioni costituendo, altresì, linfa fondamentale per la criminalità organizzata dei cosiddetti colletti bianchi». De Magistris ha bollato il processo disciplinare a suo carico come «un pessimo episodio per le sorti dell'indipendenza e l'autonomia della magistratura», ma nonostante questo si è detto ottimista, convinto che «verità e giustizia verranno affermate anche se il costo di esse sarà per me molto alto». «Sono vicino - ha concluso De Magistris - a tutti coloro che ogni giorno in Calabria lottano per i diritti e la legalità e li invito a non mollare mai e a contrastate con le regole dello stato di diritto la criminalità di ogni tipo che soffoca una così bella regione». (ANSA)
18:44
Scritto da: tilliefulvia
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UN MONDO D'AMORE (VICINI VICINI) la storia CARA (50€) di cagnolini allegri ora assai preoccupati per le loro sgamabate e soprattutto su dove potranno portare i lori 2 zampe a rilassarsi dopo il lavoro.C'è un grande prato verde dove
inviato da tillie
il 13 agosto 2008 alle 18:51
Sono Tillie, ogni giorno mi reco nel parco vicino a casa, a Parma, con i miei tati. Accompagno nelle loro ore d'aria i miei compagi di vita. Al mattino vado col Papi a prendere il giornale. Ultimamente c'è però qualcosa che ci turba, uomini-falchi in borghese che aspettano appostati dietro alberi da pipì che uno di noi si avvicini per "far cassa". Io e il mio Papi siamo molto corretti, certo è che un quotidiano così salato non ce lo possiamo permettere. in più credo che il problema sicurezza andrebbe affrontato diversamente: più potere ai sindaci dice il ministro Maroni...ma com'è che questi solerti tutori dell'ordine sono vestiti da borghesi e colpiscono sopratutto quasi esclusivamente cani di piccola taglia (e non controllano le razze ritenute ancora pericolose...alle quali forse per quello non si avvicinano?) e non fanno lo stesso nelle vie del centro supermarket dello spaccio? Vogliamo una città più pulita: ma non solo dalla nostra pupù. Sig. Sindaco sappiamo che anche tu hai accolto fra le braccia zampotte che chiedono un ora d'aria in libertà, non lasciare che una difficoltà in più precluda una famiglia a noi cuccioli donatori d'amore! Ascoltaci: raramente alziamo la voce e sempre in modo da ravvivare il cuore mai per schiamazzi notturni o per far piangere qualche derubato. Questi signori obbligati a multarci (eppure rispettiamo rigorosamente i 30Km/h) già tristi per il loro stipendio (che invece di seguire l'inflazione cala) e senza mezzi e divise opportune si ritrovano a perseguitare i4zampe che con la pensione del pensionato faticano a raggiungere il fine mese e non hanno avvocati d'ufficio per difendersi. Unica consolazione: non c'è indulto per le nostre infrazioni: SOLDI SUBITO NELLE CASSE DEL COMUNE...E NEL DARE UNA CAREZZA AD UNO DEI SUOI 4ZAMPE PENSI A CHI NON HA UN GIARDINO DI PROPRIET€ E A QUANTO SAREBBE BRUTTO SPORCARSI L'IMMAGINE PER NON AVERCI ASCOLTATO: NON C'È SACCHETTO E PALETTA PER CI! GRAZIE ANCHE DA PARTE DI CHI CI AMA LIBERI. TILLIE PICE'